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Il nostro Paese per le caratteristiche climatiche, risulta particolarmente esposto al problema. Tale variabilità fa si che la contaminazione da micotossine è di difficile controllo pur con tutte le attenzioni lungo il complesso della filiera. Lo stabilire dei limiti soglia di presenza delle micotossine negli alimenti (latte, ecc..) non esclude il rischio patogenetico per il consumatore; non va dimenticato, infatti, che prodotti come latte, carne e neonati, bambini ed anziani dove il complesso delle difese immunitarie non è ancora perfettamente formato o può essere facilmente depresso; cosa che aumenta esponenzialmente il rischio all’esposizione di agenti tossici, mutageni e cancerogeni.
Va inoltre tenuto presente che tale fattore di rischio può essere tanto più elevato quanto più frequente è il contatto con l’agente mutageno e non già correlato alla concentrazione assunta ed alla cinetica di eliminazione.
Ricerche già sviluppate hanno consentito di verificare i seguenti aspetti:
1. le micotossine vengono facilmente complessate dai relativi anticorpi policlonali specifici (ricerche personali su ocratossina);
2. è possibile ottenere un significativo numero di animali produttori di anticorpi antimicotossine (animali responder) in risposta alla relativa vaccinazione (risultati ottenuti su ratto e coniglio);
3. la somministrazione parenterale di anticorpi antiaflatossina all’animale (mucca), sperimentalmente intossicato, induce uno stato transitorio di incremento dei tassi ematici di tossina; indice questo di formazione di immunocomplessi circolanti.
E’ noto, allo stato dell’arte, che gli immunocomplessi seguono un metabolismo che coinvolge due vie di eliminazione: l’opsonizzazione macrofagica e la via urinaria.
Tutto ciò evidenzia la concreta possibilità di prevenire la contaminazione di latte, carne, succedanei, dalle micotossine assimilate, mediante vaccinazione attiva dell’animale. A ciò si giunge mediante: studio e realizzazione di idonei immunogeni (vaccini attivi) della aflatossina B1 adatte all’ottenimento della totalità degli animali “responder” (produttori di anticorpi); definizione dei protocolli ottimali di vaccinazione razionalizzati in funzione della natura del contaminante, casualità, frequenza ed entità dell’assunzione alimentare dei tossici; definizione del destino metabolico della tossina dopo immunocomplessazione con l’anticorpo specifico. IL risultato raggiungibile per l’aflatossina è trasferibile ad altre micotossine (tricoteceni, zearalenone, fumonisina, ocratossina, ecc..) interessando, quindi, tutti i settori del comparto alimentare.
Obiettivi del Progetto
L’obiettivo generale del progetto è quello della definizione di uno schema di trattamento vaccinale dell’animale in allevamento (suino e mucca in particolare) finalizzato alla decontaminazione della carne, del latte e loro succedanei (insaccati e formaggi) dalla presenza di aflatossine. A ciò si giunge attraverso lo studio e realizzazione di un vaccino attivo diretto contro la aflatossina B1 e lo studio del relativo protocollo vaccinale da impiegare nell’animale ed idoneo per ottenere la statistica certezza dello stato di “responder” (produttori di anticorpi antiaflatossina) della totalità degli animali.
Il principio si basa sul fatto, già noto allo stato dell’arte, che allorché un animale assume la micotossina attraverso il mangime questa, entrando in circolo, viene complessata dal relativo anticorpo prodotto dall’animale vaccinato (responder) dando origine agli immunocomplessi circolanti (ICC) che vengono eliminati per opsonizzazione macrofagica e per via renale impedendo la contaminazione dei tessuti (carne) e liquidi biologici (latte) da parte della tossina stessa. A tale scopo, sia la natura del vaccino (tipologia dell’immunogeno) che le modalità del relativo protocollo vaccinale vengono ottimizzati in considerazione della tipologia dell’intossicazione; infatti, la tossina raggiunge l’animale per via nutrizionale e quindi, spesso, in maniera frequente o costante nel tempo ed in concentrazioni estremamente variabili in funzione del periodo e composizione del mangime.
Il vaccino (immunogeno) deve essere inoltre realizzato tenendo conto della struttura aptenica, di per sé non espressamente immunogenica, della tossina.
L’ottenimento di uno o più immunogeni (vaccini attivi) in grado di dare la totalità degli animali “responder” (produttori di anticorpi) è il primo obiettivo del progetto. A questo risultato si ipotizza di giungere mediante utilizzo, nella preparazione, di “linkers” polimerici come agenti “ponte” di legame tra l’aptene e la proteina eterologa carrier dell’immunogeno. L’impiego di linkers polimerici nella coniugazione dell’immunogeno consente la fissazione di un maggior numero di radicali aptenici ed una maggiore esposizione spaziale dei relativi determinanti antigenici; cose queste che possono significatamente influenzare la risposta anticorpale al vaccino.
L’impiego, nella preparazione dei vaccini (immunogeni) aptenici, di tali schemi di coniugazione è innovativo; quindi potenziale oggetto di rivendicazione brevettale con possibili ricadute in tutto il comparto della vaccinoterapia sia umana che zootecnica.
Un secondo obiettivo del progetto è quello della definizione di un protocollo terapeutico vaccinale che tenga conto delle particolari condizioni e frequenza di contatto dell`animale con le micotossine e che sia in grado,ad esempio nel caso delle mucche da latte, di garantire la costanza della purezza del prodotto (latte esente da aflatossine).
A tale scopo viene proposto lo studio della possibilita` di eseguire i richiami vaccinali per via nutraceutica, conferendo quindi, semplicita` al trattamento. Cio` e` reso possibile mediante fissazione dell`aptene (aflatossina) al “tossoide” tetanico (vaccino antitetanico attivo) con funzione di “carrier” per l`assorbimento enterico. Il tossoide tetanico (tossina inattivata) coniugato a micotossina (immunogeno) viene protetto dalla denaturazione acida gastrica mediante protezione in biopolimeri naturali. L`ottimizzazione generale del protocollo vaccinale con la possibilita`,quindi, di avere costantemente dei prodotti puri (latte e carne), non contaminati da micotossine, si ottiene mettendo a disposizione dell`allevamento “responder”dell`animale; la realizzazione di un kit immunoenzimatico, di tipo ELISA o Dot-ELISA, di controllo della risposta anticorpale anti-aflatossina dell`animale rappresenta un ulteriore obiettivo del progetto.
Infine, la ricerca prende in esame il rapporto tra stato generale dell`animale, risposta vaccinale/presenza di micotossine nella carne e nel latte.
Sono infatti noti, ad esempio, i seguenti aspetti:
La stimolazione nutrizionale del sistema immunitario dell`animale, oltre che potenziare la risposta vaccinale, svolge effetti antiflogogeni e di regolazione dei biomeccanismi funzionali endogeni. Da tutto cio` puo` derivare l`ottenimento di latte e carne esenti da micotossine e, contemporaneamente, di buona e costante qualità quale richiesto dai criteri di sicurezza alimentare. Al fine di raggiungere questi obiettivi si rende, a priori, necessario lo studio e messa a punto dei metodi di ottenimento, per via fermentativa, e di purificazione della aflatossina B1che rappresenta il substrato di base per la realizzazione degli immunogeni (vaccino attivo).
A questo ulteriore obiettivo si giunge mediante varie fasi di ricerca che riguardano la selezione i ceppi micotici sicuramente tossigeni, lo studio dei mezzi di coltura e la definizione delle curve di crescita per via fermentativa, la messa a punto dei procedimenti di estrazione e purificazione cromatografia.
Prodotti attesi
Ricadute
Innovazioni tecnico-scientifiche rappresentate da :
Tutte queste innovazioni possono trovare ampie ed importanti applicazioni anche in altri segmenti della vaccinoterapia veterinaria e nel settore della vaccinoterapia umana.
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