 Secondo l’insegnamento di H. H. Reckeweg, fondatore dell’ Omotossicologia, tutti quei processi, quadri clinici e manifestazioni che noi chiamano malattie sono espressione della lotta dell’organismo contro tossine per renderle innocue e poi espellerle. L’organismo può vincere od anche perdere questa battaglia, in ogni caso quei processi che noi chiamano malattie non sono altro che utili funzioni biologiche, tendenti alla difesa contro i veleni, finalizzate cioè alla disintossicazione naturale. L’organismo cerca comunque e sempre di compensare i danni che ha subito e che non è riuscito nel frattempo ad eliminare.
La Omotossicologia ha potuto dare una spiegazione fisiologica e chimica dell’Omeopatia anche sulla base della legge fondamentale in biologia evidenziata da R. Arndt e in seguito comprovata da H. Schulz. Tale legge dell’effetto inverso stabilisce che stimoli deboli eccitano le funzioni biologiche, stimoli medi le promuovono e stimoli forti le inibiscono, infine stimoli fortissimo le annullano.
Se come stimolo si intende l’influenza di un principio attivo,sostanze attive diluite (omotossine diluite, cioè farmaci omeopatici) eserciteranno una azione stimolante sulle funzioni vitali, in senso anti-tossico.
L’omeopatico, quale simillimun, cioè quale rimedio il più adeguato possibile, deve corrispondere a quel veleno che potrebbe provocare uno stato patologico quanto più simile a quello in atto. Per portare un esempio pensiamo ad una chiave ed alla sua serratura. Non importa la grandezza della chiave, bensì che sia adeguata alla serratura. Così come per aprire una gigantesca porta corazzata spesso basta solo una chiave piccolissima, altrettanto per guarire una grave malattia può bastare la somministrazione di una dose molto diluita del simillimum giusto. A questo riguardo va considerato che il procedimento di potenziamento corrisponde ad un ampliamento dello spettro di azione. Poiché spesso a provocare un processo di difesa, cioè una malattia, concorrono più tossine, è giustificata anche l’utilizzazione di più farmaci omeopatici contemporaneamente. Man mano che la guarigione procede (cioè procede la liberazione dalle tossine) i sintomi si riducono e la guarigione definitiva può essere ottenuta anche con un solo rimedio finale, sia pure molto diluito. Qui di seguito esponiamo sommariamente i fondamenti di questa scienza medica che può a tutta prima sembrare rivoluzionaria, ma è la logica conseguenza delle moderne conoscenze biochimiche, fisiologiche e patologiche applicate all’Omoepatia.
a) Tutte le informazioni vitali si basano sulla trasformazione di sostanze chimiche che compongono l’organismo.
b) Secondo la definizione di Bertalanffy, l’organismo è un sistema di flusso - o ” sistema aperto ” dal punto di vista termodinamico -: le sostanze (per esempio nutritive) che vi entrano interagiscono con organi e tessuti, li modificano, modificandosi esse stesse, infine escono dal sistema. Le sostanze compatibili non disturbano l’equilibrio di flusso, mentre le sostanze tossiche (per l’organismo umano :omotossine) provocano delle risposte difensive, che si manifestano come “malattie “ . Le malattie, secondo il concetto omotossicologico, sono dunque l’espressione delle misure difensive biologiche messe in atto contro omotossine interne (rifiuti della nutrizione) e/o esterne (per esempio antigeni) (fasi 1-3 sulla tavola delle omotossicosi, fig.1) oppure sono l’espressione di danni provocati dalle intossicazioni (fasi 4-6) , che l’organismo cerca di compensare.
c) La risposta difensiva antitossica (“malattia”) è funzione di vari apparati organici :
1. Sistema reticolo – endoteliale, con funzione di deposito e produzione di anticorpi.
2. Sistema adenoipofisi – corteccia surrenale, regola le funzioni del tessuto connettivo.
3. Il sistema neurovegetativo, tramite i riflessi nervosi, regola la risposta antitossica.
4. Fegato : agisce in genere con la detossicazione chimica di numerose tossine.
5. Tessuto mesenchimale :opera una funzione di disintossicazione generale.
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